Ransomware per privati: che cos’è e come evitarlo 

Gli attacchi informatici non riguardano solo grandi aziende e infrastrutture pubbliche. Anche i dispositivi utilizzati in casa – computer personali, smartphone e dispositivi smart home – possono diventare bersaglio di malware, progettati per estorcere denaro. Tra questi, uno dei più diffusi e pericolosi è il ransomware. 

In questa guida spieghiamo in modo chiaro cos’è un ransomware, come funziona, quando si è esposti al rischio e quali comportamenti adottare per evitarlo. 

Cos’è un ransomware 

Il termine ransomware deriva dall’unione delle parole inglesi “ransom” (riscatto) e “malware” (software malevolo). Si tratta quindi di un programma informatico progettato per bloccare l’accesso ai dati di un dispositivo e chiedere un pagamento per ripristinarlo. 

Il pagamento viene quasi sempre richiesto in criptovaluta, perché più difficile da tracciare. 

Secondo il Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT 2025, il ransomware continua a essere una delle principali minacce informatiche a livello globale e rappresenta una quota rilevante degli attacchi gravi registrati ogni anno, nonché quella con la maggiore resa economica per gli aggressori. 

Come funziona un attacco ransomware 

Un attacco ransomware segue di solito una sequenza abbastanza standard: 

  1. Il malware entra nel dispositivo tramite email, download o siti compromessi (infezione del dispositivo). 
  2. Il software malevolo si installa senza che l’utente se ne accorga (installazione del malware) 
  3. Il ransomware blocca documenti, foto e altri dati personali (cifratura dei file presenti nel dispositivo) 
  4. Compare un messaggio con le istruzioni per pagare e ottenere lo sblocco (richiesta di riscatto) 

Il messaggio di solito contiene anche minacce di cancellazione o pubblicazione dei dati se il pagamento non avviene entro un certo tempo. È importante sapere che pagare il riscatto non garantisce il recupero dei file, perché nulla obbliga i criminali a fornire davvero la chiave di decrittazione. 

L’obiettivo principale, quindi, è l’estorsione economica. I criminali informatici puntano a colpire persone che possano essere disposte a pagare pur di recuperare i propri dati. Per questo, i file più spesso presi di mira sono: 

  • foto personali e ricordi familiari 
  • documenti di lavoro 
  • archivi finanziari 
  • backup locali. 

La prospettiva di perdere questi dati può creare una forte pressione psicologica, aumentando la probabilità che la vittima accetti di pagare. 

Sei a rischio ransomware? 

Molti utenti pensano che questi attacchi riguardino solo aziende o enti pubblici, ma non è così, sebbene questi soggetti siano i più colpiti. Anche un privato può essere esposto al rischio ransomware in diverse situazioni comuni. Vediamo quali sono. 

1. Apertura di email fraudolente 

Il ransomware può arrivare tramite: 

  • allegati apparentemente innocui (PDF, Word, ZIP) 
  • fatture false 
  • notifiche di corrieri o banche. 

2. Download da siti non affidabili

Software pirata, file craccati o file scaricati da siti non ufficiali sono tra i veicoli più frequenti di malware. 

3. Navigazione su siti compromessi

Alcune pagine web possono contenere codice malevolo che installa automaticamente malware nel dispositivo. 

4. Dispositivi non aggiornati

Sistemi operativi e programmi non aggiornati possono contenere vulnerabilità sfruttabili dagli aggressori. 

5. Wi-Fi pubblici non sicuri

Connessioni aperte o poco protette possono facilitare intercettazioni e attacchi informatici. 

Il rischio aumenta sui dispositivi più usati, dove si conservano la maggior parte dei dati personali. 

Come evitare il ransomware: pratiche concrete di prevenzione 

La buona notizia è che la maggior parte degli attacchi ransomware può essere evitata con comportamenti prudenti e alcune misure tecniche di base. 

1. Fare backup regolari dei dati

Il backup è la difesa più efficace. Se i file sono sempre salvati altrove, un eventuale ransomware non potrà bloccarli. 

Consigli utili: 

  • mantenere almeno una copia dei dati su un supporto esterno (es. hard disk); 
  • usare anche backup cloud; 
  • scollegare il disco di backup quando non serve. 

2. Aggiornare sempre sistemi e software

Gli aggiornamenti servono spesso proprio a chiudere falle di sicurezza individuate dagli sviluppatori dopo il rilascio dei software. 

Per evitare di rimandare all’infinito un aggiornamento, è una buona pratica attivare gli aggiornamenti automatici per aggiornare browser, antivirus e app e controllarne periodicamente lo stato di esecuzione. 

3. Non aprire allegati sospetti

Prima di aprire un allegato o cliccare su un link, controllare il mittente dell’email, verificare che il messaggio sia coerente e scritto in modo corretto, infine diffidare da comunicazioni urgenti o minacciose. 

4. Usare antivirus e sistemi di sicurezza

Un buon antivirus può individuare malware noti, bloccare download sospetti e segnalare siti pericolosi. 

Molti sistemi operativi integrano già strumenti di protezione avanzata: quando si acquista un dispositivo nuovo, tra le prime operazioni da fare c’è la verifica della presenza di un antivirus, ed eventualmente l’installazione di un antivirus avanzato se quello standard è troppo essenziale. 

5. Scaricare software solo da fonti ufficiali

Programmi e applicazioni dovrebbero essere installati solo dai siti ufficiali dei produttori o dagli store ufficiali. Le versioni pirata o modificate sono tra i veicoli più diffusi di malware. 

Se si scarica un programma inviato da un altro utente o scaricato da un sito web non ufficiale, è buona norma fare una scansione di sicurezza per verificarne la natura e individuare l’eventuale presenza di malware. 

6. Proteggere l’accesso ai dispositivi

È importante utilizzare password robuste, l’autenticazione a due fattori dove disponibile e il blocco automatico dello schermo. Queste misure riducono il rischio di accessi non autorizzati. 

Cosa fare se si subisce un ransomware 

Se si sospetta o si ha la certezza di aver subito un attacco ransomware, è importante agire rapidamente: 

  1. scollegare il dispositivo dalla rete per evitare la diffusione del malware; 
  2. non pagare immediatamente il riscatto; 
  3. contattare un esperto informatico o il supporto tecnico; 
  4. verificare la presenza di backup utilizzabili. 

In alcuni casi esistono strumenti gratuiti sviluppati da aziende di cybersecurity che permettono di recuperare i file senza pagare. 

Questi consigli dimostrano che adottare buone pratiche di prevenzione informatica non richiede competenze tecniche avanzate, ma consapevolezza dei rischi e attenzione ai comportamenti online. 

Per sentirsi ancora più sicuri e proteggere le proprie finanze nel caso in cui si cada vittime di un attacco ransomware, è possibile attivare una protezione assicurativa ad hoc contro i rischi cyber, come quella proposta da Vitanuova anche in abbinamento alla polizza Casa: contatta subito un consulente Vitanuova per scoprire come funziona.

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