Secondo la Relazione annuale della Commissione di vigilanza, le risorse di fondi pensione e casse di previdenza sono pari a circa 313 miliardi e riguardano oltre 12 milioni di iscritti e pensionati.

Per tutto il 2022 le condizioni dei mercati finanziari sono rimaste tese: i corsi dei titoli azionari hanno subìto ribassi, così come quelli dei titoli obbligazionari, per effetto del rialzo dei tassi di interesse nominali.

Il sistema italiano della previdenza complementare ha complessivamente mostrato una sostanziale tenuta e resilienza. Le adesioni e le contribuzioni sono cresciute come negli anni precedenti e, pur considerando le perdite del 2022, i rendimenti – valutati in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo – rimangono in media positivi e sostanzialmente in linea con i tassi di rivalutazione del TFR.

Fondi pensione

Alla fine del 2022, i fondi pensione in Italia sono 332:

  • 33 fondi negoziali (3,7 milioni iscritti)
  • 40 fondi aperti (1,8 milioni iscritti)
  • 68 piani individuali pensionistici (3,5 milioni ai PIP “nuovi”)
  • 191 fondi pensione preesistenti (650.000 iscritti)

Il totale degliscritti alla previdenza complementare a fine 2022 è di 9,2 milioni (+5,4% rispetto all’anno precedente) per un tasso di copertura del 36,2% sul totale delle forze di lavoro.

Gli uomini rappresentano il 61,8% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73% nei fondi negoziali). La maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del Nord (57,1%). Il tasso di partecipazione raggiunge il 58,4% delle forze di lavoro in Trentino-Alto Adige, il 45,7 in Valle d’Aosta, il 44,9% in Veneto, il 42,4% in Friuli-Venezia Giulia e il 39,3 per cento in Lombardia. Valori decisamente inferiori alla media nazionale si rilevano in gran parte delle regioni meridionali, con minimi intorno al 27% in Campania e in Sardegna.

Anche il gap generazionale è evidente: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento (il 48,9% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 32,3% ha almeno 55 anni, solo il 18,8% ha meno di 35 anni).

Lavoratori del Sud, donne e giovani – che avrebbero bisogno di un futuro previdenziale più solido – fanno ancora fatica ad entrare nella previdenza complementare.

Risorse, contributi e prestazioni

Le risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari a fine 2022 si attestano a 205,6 miliardi di euro (-3,6% rispetto all’anno precedente a causa dell’andamento negativo dei mercati finanziari): un ammontare pari al 10,8% del PIL e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.

contributi incassati nell’anno sono pari a circa 18,2 miliardi di euro. In tutte le forme pensionistiche complementari il flusso di contributi è risultato in crescita rispetto al 2021:

  • 6,1 miliardi ai fondi negoziali (+4,6%)
  • 2,8 miliardi ai fondi aperti (+7,8%)
  • 5 miliardi ai PIP (+2,4%)
  • 4,1 miliardi ai fondi preesistenti (+1,5%).

Gli iscritti che nel 2022 hanno ricevuto contribuzioni sulle proprie posizioni sono circa 6,7 milioni, pari a circa i tre quarti del totale. I loro contributi ammontano mediamente a 2.770 euro.

Le voci di uscita per la gestione previdenziale ammontano a 11,2 miliardi di euro:

  • prestazioni pensionistiche erogate in capitale 4,6 miliardi di euro; in rendita 440 milioni di euro
  • riscatti 2 miliardi di euro
  • anticipazioni 2,3 miliardi di euro.

Nel 2022 sono stati erogati circa 1,6 miliardi di euro di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo più concentrati nei fondi pensione preesistenti.

Allocazione investimenti

Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 35,5 miliardi di euro, pari al 20,9% dell’attivo, in calo sia in valore assoluto sia in termini percentuali rispetto al 2021 (rispettivamente, 40 miliardi e 22,7%). I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore attestandosi a 26,1 miliardi di euro.

Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono contenuti (4,1 miliardi, meno del 3% delle attività): in obbligazioni sono investiti 2,6 miliardi, in azioni 1,5 miliardi.

Rendimenti

Nel 2022 le turbolenze dei mercati finanziari hanno inciso sui risultati di gestione delle forme complementari. Una corretta valutazione della redditività del risparmio previdenziale non può limitarsi ai rendimenti di un solo anno, ma deve considerare orizzonti più lunghi e coerenti con gli obiettivi perseguiti. COVIP segnala, ad esempio, che considerando l’ultimo decennio (da fine 2012 a fine 2022) i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano, per tutte le tipologie di forme pensionistiche, tra il 4,7% e il 4,9%.

Casse di previdenza

Alla fine del 2021, le attività complessivamente detenute dalle casse di previdenza ammontano, a valori di mercato, a 107,9 miliardi di euro, in aumento di 7,2 miliardi rispetto all’anno precedente (7,1%). Dal 2011 al 2021 tali attività sono cresciute complessivamente di 52,2 miliardi di euro.

Tenendo conto anche delle componenti obbligazionaria e azionaria la quota più rilevante delle attività è costituita da titoli di debito, pari a 39,5 miliardi di euro (corrispondenti al 36,6% del totale). La composizione delle attività continua a caratterizzarsi per la cospicua presenza di investimenti immobiliari, che nel complesso (cespiti di proprietà, fondi immobiliari e partecipazioni in società immobiliari controllate) si attestano a 20 miliardi di euro (18,3% del totale). Nel quinquennio 2017-2021 l’incidenza di tale componente è comunque diminuita di 4,5 punti percentuali.

Gli investimenti nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) ammontano a 40 miliardi di euro, pari al 34,3% delle attività totali di cui la componente immobiliare ammonta a 18,6 miliardi.