Il sistema previdenziale italiano nel 2020

Il Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, fotografa la situazione di INPS e Casse dei liberi professionisti al 2020, gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle differenti gestioni che compongono il sistema pensionistico obbligatorio.

Spesa per prestazioni previdenziali

La spesa per le prestazioni previdenziali a carico dei Fondi gestiti dall’INPS e dalle Casse Private, nel 2020 è stata di 234,7 miliardi di euro, in aumento di 4,5 miliardi (+1,95%) rispetto all’anno precedente.

Se si aggiunge anche la spesa di carattere assistenziale dell’INPS (“Gestione per gli Interventi Assistenziali” GIAS), le uscite totali salgono a circa 274,7 miliardi di euro, con un incremento del 2,5% sull’anno precedente.

Il 96% dell’eccesso di mortalità provocato dal coronavirus nel 2020 ha coinvolto prevalentemente over 65, quindi pensionati. La pandemia ha tristemente generato un risparmio di 1,11 miliardi di euro per l’INPS.

Entrate contributive

Le variazioni delle entrate contributive oscillano seguendo l’andamento del PIL, con l’effetto di peggiorare gli squilibri finanziari del sistema previdenziale nelle fasi di rallentamento dell’economia.

Gli effetti negativi su redditi e occupazione causati dalla pandemia hanno sensibilmente ridotto le entrate contributive che, in totale, con 195,4 miliardi di euro hanno segnato un decremento di quasi 14 miliardi sull’anno precedente (-6,7%).

Saldo

Il saldo tra le entrate contributive e la spesa per pensioni nel 2020 è risultato negativo per circa 39,3 miliardi di euro. Se si aggiunge la spesa assistenziale, il saldo negativo del sistema obbligatorio non finanziato dalla contribuzione, ricadente sulla fiscalità generale, è salito a 79,3 miliardi di euro (20,7 miliardi più dell’anno precedente), con un’incidenza del 4,8% sul PIL.

Rapporto tra spesa pensionistica e PIL

L’andamento annuale del rapporto tra spesa pensionistica e PIL è uno dei principali indicatori utilizzati per valutare la capacità dei Paesi di sostenere finanziariamente i loro sistemi pensionistici.

Nel 2019, con l’anticipo delle uscite permesso dall’avvio di “Quota 100” e il rallentamento della crescita del PIL (+0,4% in termini reali), l’andamento del rapporto tra spesa per pensioni e PIL in Italia si è modificato, seppure in misura ancora contenuta.

Al sopraggiungere della pandemia, il rapporto ha registrato una forte impennata di circa 1,7 punti percentuali al lordo della quota GIAS (circa 1,4 punti riferendosi alla spesa previdenziale in senso stretto).

Previsioni

In base agli andamenti di PIL e spesa per pensioni previsti nelle pubblicazioni più recenti del MEF per i prossimi quattro anni, il valore del rapporto tra spesa pensionistica e PIL dovrebbe vedere il graduale ritorno, nel 2024, al livello raggiunto nel 2019.

Inoltre le prospettive di crescita economica, uniti agli effetti positivi che il Pnrr potrà avere, dovrebbero favorire il recupero dei livelli occupazionali.

Gli analisti ipotizzano un’inversione di tendenza nel rapporto fra attivi e pensionati: entro il 2024 l’indice dovrebbe assestarsi all’1,49, vicinissimo all’1,5 che molti esperti considerano necessario per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo.

Risultati delle principali gestioni

Il maggior Ente pensionistico italiano presenta alla fine del 2020 un avanzo patrimoniale di 14.559 milioni a fronte di un risultato di esercizio negativo per 25.199 milioni, per buona parte causato dalla pandemia.

Il saldo del Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti privati (FPLD), che da solo rappresenta il 45,9% di tutte le pensioni in essere e il 56,3% dei contribuenti attivi, ha subito un forte ridimensionato per gli effetti negativi della pandemia, soprattutto dal lato delle entrate contributive. Il Fondo aveva registrato fino al 2019 saldi positivi che, dall’inizio del nuovo millennio, sono stati mediamente superiori al 10% della spesa per pensioni.

Gli altri fondi dei lavoratori dipendenti privati denotano invece una situazione molto critica, con una quota di autofinanziamento di circa un terzo delle spese e in diminuzione nell’ultimo triennio, a cui corrispondono disavanzi in aumento e superiori al 60% in rapporto alle uscite totali.

Sotto il profilo dell’equilibrio finanziario, ha tenuto la gestione dei commercianti che, grazie a una riduzione occupazionale del settore relativamente più contenuta rispetto ad altri settori, ha preservato un rapporto sostenibile tra pensionati e contribuenti attivi (0,7).

Le casse dei liberi professionisti hanno finanziato nell’insieme con i contributi pagati dagli iscritti tutte le prestazioni previdenziali, registrando anche consistenti saldi attivi che, nel triennio, sono stati in leggera riduzione dall’81,6% al 72,5% in rapporto al valore delle prestazioni erogate.

Le altre categorie di assicurati (dipendenti pubblici, artigiani, agricoli, clero e integrativi) hanno invece registrato entrate inferiori alle uscite totali in misura più o meno significativa, con saldi di gestione negativi.

I disavanzi che in valore assoluto hanno pesato maggiormente sul risultato dell’intero sistema pensionistico sono quelli dei dipendenti pubblici e del Fondo Artigiani, due categorie che da alcuni anni scontano anche un crescente squilibrio tra numero di contribuenti e pensioni in essere.

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