Nel suo intervento alla Giornata Mondiale del Risparmio, Ignazio Visco ha fornito i dati sui depositi delle famiglie e delle imprese italiane.

La pandemia e il lockdown si sono riflessi in una forte crescita del risparmio, anche se eterogenea e concentrata nelle famiglie meno colpite, a fronte di un consistente aumento del debito pubblico.

“Dallo scoppio della pandemia i depositi di famiglie e imprese presso le banche sono aumentati di oltre 200 miliardi. L’incremento ha riflesso sia le restrizioni alla mobilità imposte per ridurre i contagi, sia la forte incertezza sulle prospettive economiche, fattori che hanno accresciuto il risparmio precauzionale e frenato l’accumulazione di capitale.

Parte di questa liquidità diminuirà, fisiologicamente, con il ritorno alla crescita di consumi e investimenti; ne abbiamo visto i primi segnali nei mesi scorsi, con un rallentamento dei depositi e il calo della propensione al risparmio, ancora tuttavia superiore ai livelli pre-pandemici.

Tra la fine del 2019 e lo scorso marzo le attività finanziarie delle famiglie sono cresciute di 135 miliardi (di oltre 200 se si tiene conto anche della variazione di valore dei corsi dei titoli).

È aumentata in primo luogo la componente dei depositi e del circolante, arrivata a rappresentare circa un terzo del totale, un valore elevato nel confronto storico. Ma sono cresciuti anche gli investimenti in quote di fondi comuni e il risparmio dato in gestione alle compagnie assicurative”.

Confronto con l’Europa

“Rispetto alla media europea, le famiglie italiane investono in misura minore la loro ricchezza finanziaria in fondi pensione (il 3 per cento contro il 10).

Tra gli investimenti diretti in “azioni e partecipazioni” quelli che riguardano titoli quotati sono pari al 2,4 per cento della ricchezza finanziaria, la metà di quanto si osserva nella media dell’area dell’euro”.